Acqua santa.

Lo scempio della privatizzazione dell’acqua pubblica fa passi avanti. In barba a tutte le manifestazioni, in barba all’impegno delle istituzioni locali, in barba al pensiero comune insomma, si continua a procedere verso il profitto di pochi. Quando si controlla certi centri di potere tutto diventa più facile, ed a quanto pare è solo questione di tempo. Vi riportiamo questo aggiornamento che parte proprio dalla nostra vallata.

L’acqua può essere privatizzata

La Corte costituzionale gela la richiesta dei 59 sindaci piceni

Ascoli I generosi tentativi dei cinquantanove sindaci che compongono l’assemblea della Ciip, (l’ex consorzio idrico), per impedire la privatizzazione della pregiata acqua dei monti Sibillini, rischiano di essere vanificati da un pronunciamento della Corte costituzionale. Nell’assemblea dei soci della Ciip, riunitasi lunedì scorso, è stato approvato un documento nel quale si chiede alla Regione Marche la promulgazione di una legge sul servizio idrico integrato che riconosca il pubblico interesse dell’uso prioritario dell’acqua per il consumo umano. In poche parole si ribadisce che l’acqua è un bene primario sul quale non ci possono essere speculazioni. Un concetto ribadito ad esempio dalla Regione Campania che ha promulgato una legge ricalcando questo concetto.

Ora però la Corte costituzionale spiana la strada alla liberalizzazione dei servizi pubblici locali prevista dal decreto Ronchi. La Consulta smonta le obiezioni mosse dai sei Regioni (Marche, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Toscana e Umbria) secondo le quali la riforma che limita gli affidamenti in house (ovvero diretti come quello al consorzio idrico) ai casi in cui la gestione concorrenziale si rivela impossibile o anti-economica è illegittima perchè va oltre la disciplina comunitaria.

Secondo la Corte costituzionale però le nuove regole dei servizi pubblici locali rispondono all’esigenza di tutelare la concorrenza che è una competenza esclusiva dello Stato e di conseguenza non invadono la potestà regionale sulla disciplina dei servizi pubblici. Stabilito il principio delle competenze la Consulta rigetta anche la tesi che la riforma ecceda i principi di “ragionevolezza” e “proporzionalità” perchè in materia di concorrenza la giurisprudenza ha riconosciuto che lo Stato può fissare regole “auto applicative”, ovvero che non c’è bisogno di alcuna concertazione con gli enti territoriali.

La partita è dunque chiusa? L’acqua dei Sibillini esaudirà la sete di affari delle multinazionali o di potenti gruppi industriali? Per fortuna ancora no, perchè sono ancora da esaminare due questioni di legittimità alla riforma sollevate da due Regioni. Ancora tanta acqua deve passare sotto i ponti…

mario paci,

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