Baby fumatore

Il fenomeno youtube sta segnando questi anni, e con esso sono nati “fenomeni” e costumi nuovi. Ricorderanno tutti la ragazza pilota dell’aliscafo per capri, oppure il tormentone “n’calippo e ‘na bira” di quest’estate e potrei andare avanti ancora per ore elencando migliaia di video che hanno fatto dell’idiozia umana la loro unica qualità. Eppure l’utente spesso si dimostra molto più stupido di chi ha girato il video, affermo questo perchè il successo è decretato dal grado di voyeurismo a cui siamo arrivati oggi. Sommersi dai reality e da programmi in cui l’encefalogramma diventa piatto e bisogna sorbettarsi ore di pura immondizia, siamo diventati dei pessimi “spettatori”. Siamo pronti a guardare tutto: una signora che butta un gatto nella spazzatura o una ragazza che getta cuccioli di cane in un lago. Il tutto per provare emozioni che forse non riusciamo a trovare fuori dallo schermo, o per sentirci vicini ad un problema o ad una situazione che magari è sempre esistita, ma adesso diventa “real” ( —>”reality”) perchè viene ripresa da una videocamera e messa a disposizione di tutti. Le nostre esperienze sono sempre più virtuali e diventano il centro delle discussioni con i nostri amici (provare per credere). Passa tutto attraverso uno schermo,  dal tubo catodico agli LCD ma la solfa è sempre quella. Per questo mi ritrovo a riportare questa notizia che trovo inutile quanto emblematica del discorso fatto finora, stranamente presa dal sito di libero.it.

Siamo circondati da fenomeni da baraccone, armi di distrazione di massa.

da Lbero news:

Molti ricorderanno la storia incredibile del bambino indonesiano che a soli due anni è già un fumatore compulsivo, capace di lasciare nel posacenere ben quaranta mozziconi in un solo giorno. Un tristissimo record, che ha fatto di Ardi Rizal un inconsapevole fenomeno da baraccone come accade ormai – complice la facilità di diffusione dei video in rete – a parecchi altri bambini. Curiosità morbose, certo, ma anche sconcerto e scandalo nell’opinione pubblica: qualcosa s’è mosso intorno ad Ardi, i cui genitori non muovevano un dito per togliergli quel brutto vizio, con la scusa che poi lui «avrebbe dato in escandescenze». E grazie tanto. Alla fine – è notizia fresca fresca – il piccolo è stato portato in una clinica di riabilitazione per una trentina di giorni , con la speranza di disintossicarlo e liberarlo dalla pessima abitudine di far fuori una sigaretta dietro l’altra per calmarsi. La madre Diana, 26enne, si sentiva impotente: «E’ completamente dipendente dal fumo – aveva detto del figlio -. Se non ha le sue sigarette, si arrabbia, urla, sbatte la testa al muro. Mi dice di sentirsi stordito e stanco». Lo sconsiderato padre, un pescatore 30enne, scuoteva la testa: «A me sembra stia benone, non vedo problemi». E così sono intervenuti i servizi sociali. Il bambino s’è fumato la sua ultima sigaretta sotto le telecamere di una tv ed è stato accompagnato dai genitori alla clinica di rieducazione a Jakarta. E proprio in buona salute il bambino non è: durante il periodo di rehab i medici hanno riscontrato un ispessimento al muscolo cardiaco, forse più per il suo sovrappeso a dire il vero che per il fumo. Ovviamente anche in clinica il bambino ha avuto le sue crisi d’astinenza. Ma i medici hanno tenuto duro cercando di distrarlo, di farlo giocare, insomma di tenere occupata la sua mente perché si distogliesse dal pensiero delle sigarette. E anche per la madre è previsto un corso di “rieducazione” per insegnarle a prendersi cura del proprio bambino in maniera opportuna. La psicologa è ottimista circa il recupero di Ardi e anche la mamma spera si rimetta in salute. Purtroppo il piccolo Rizal non è il solo in queste condizioni. Il 30% dei bambini indonesiani fuma prima dei dieci anni: è un genocidio dicono le associazioni in difesa dei minori.

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