Tagli alle erbe, cosa non fare e perchè (vedi ANAS).

Vi sarete sicuramente accorti in questi giorni del nuovo “rimedio” contro l’erba alta…l’ANAS ha scoperto il diserbante e non se ne vergogna a quanto pare!  In molti avranno pensato che questo astuto e moderno stratagemma servirà a risparmiare un bel pò di lavoro,  ore sotto il sole dei poveri operai (chi non vorrebbe un rimedio cosi comodo?!). Bisogna però far attenzione al rovescio della medaglia, che in questi casi c’è sempre (neanche cosi fantascentifico e complottistico): se butti un agente chimico per terra da qualche parte andrà pur ad inquinare.
Il gioco vale la candela? Secondo noi assolutamente no, e di seguito capirete il perchè.
Ci manca solo di inquinare la cosa più preziosa che abbiamo…
Riportiamo questo ottimo articolo che riguarda il nostro caso, scritto da Antonella Loi e tratto dal sito notizie.tiscali.it:
Erba secca e gialla al posto del verde e quei piccoli fiorellini bianchi che in primavera spuntano nelle banchine e cunette a bordo strada sono ormai un ricordo. Ai lati delle statali e delle provinciali, da un paio d’anni a questa parte, infatti, assistiamo all’irreale rinsecchimento della vegetazione: il giallo persistente che stride con il verde rigoglioso delle colline e delle valli del Belpaese è causato dai diserbanti, che l’Anas – ma anche Autostrade Spa, Ferrovie e altri enti gestori – usa per semplificare e ridurre i costi delle operazioni di decespugliazione.
Sostanze chimiche al posto dello sfalcio insomma. Secondo quanto ammesso dallo stesso gestore delle strade in un suo comunicato stampa, il diserbante utilizzato, è “solitamente a base di glyphosate” che è materia prima di numerosi prodotti usati anche in agricoltura. Il più diffuso è il “Roundup”, prodotto dalla multinazionale americana Monsanto, sul quale pesa più di un dubbio circa la “biodegradabilità” e la capacità di non lasciare “residui tossici dopo la sua applicazione”, come sostenuto dall’Anas. Per l’Ente, insomma, l’uso del prodotto non causa danno alcuno.Diserbante e linfomi non Hodgkin – Ma per il professor Gianni Tamino, docente di Biologia presso l’Università degli Studi di Padova, le cose non stanno proprio così. Lo studioso sostiene invece che pericoli ce ne sono eccome. “Il glifosate (così in italiano ndr) ha la caratteristica di durare pochi giorni – spiega – ma come prodotti di degradazione dà origine a metaboliti dannosi”. Per tradurre: la sostanza di cui è composto il diserbante sparisce e si ha una trasformazione in sostanza attiva che in parte viene assorbita dal terreno. Che cosa comportano questi metaboliti? “C’è uno studio scientifico pubblicato dalla rivista Cancer – spiega Tamino – che dimostra che l’uso del glifosate comporta l’aumento dei linfomi non Hodgkin”. Quel tipo di tumore al sangue di cui spesso abbiamo sentito parlare a proposito dei soldati a contatto con l’uranio impoverito.
Rischio falde acquifere – E l’ipotesi che raggiunga le persone non è così remota, visto che il diserbante rilasciato ai bordi delle strade va a mischiarsi con le acque che defluiscono dall’asfalto verso le cunette e attraverso queste può arrivare alle falde acquifere. L’irrorazione del glifosate, infatti, “è altamente vietata nei pressi dei corsi d’acqua e delle zone umide a causa della sua accertata tossicità, anche a basse concentrazioni, sugli organismi acquatici”, dice il professor Fabio Taffetani, ordinario di Botanica sistematica dell’Università politecnica delle Marche, che contro il massiccio uso del glifosate ha lanciato un appello indirizzato alla Provincia di Ancona, fan della chimica a bordo strada. “Del resto – spiega – queste avvertenze sono riportate in etichetta”.
Una lunga sequela di rischi concreti. Nei cinque giorni che intercorrono tra l’irrorazione del prodotto – che viene assorbito dalle foglie e gradualmente arriva alle radici provocando l’insecchimento – e la sua degradazione, quando perde la sua efficacia, è facile che la flora selvatica o gli animali da allevamento, pecore e mucche allo stato brado, che spesso brucano l’erba proprio ai bordi delle strade, entrino in contatto diretto con il diserbante. E non è raro vedere raccoglitori di asparagi, erbette varie o lumache all’opera lungo le vie che percorriamo quotidianamente. “Il glifosate sta distruggendo un equilibrio biologico che lungo le strade si è formato nel corso di decenni – spiega – una biodiversità creata con tanta fatica che garantisce l’aspetto e la funzionalità delle scarpate stradali”. E che questo avvenga proprio nell'”Anno della biodiversità” è davvero emblematico.
L’Anas non risponde – Ma non è tutto, perché spesso l’uso sistematico “del più aggressivo e meno selettivo erbicida oggi sul mercato” viene usato anche nelle periferie dei centri urbani. La domanda è: l’Anas e gli altri enti gestori sono consapevoli del danno provocato dal diserbante all’ambiente e alle persone? Una domanda che rimarrà ancora senza risposta perché l’Ente gestore delle strade, da noi contattato, ha rifiutato di dare risposte a domande “troppo difficili e complicate”. L’Anas si rimette ad un comunicato stampa, già citato, che assolve sotto ogni punto di vista il glifosate. Con buona pace di associazioni ambientaliste, comitati di cittadini, esperti accademici e interrogazioni consiliari in Regione che, dalla Val D’Aosta alla Sardegna, chiedono conto di queste “scelte scellerate”.
“Si torni alla meccanica” – Probabilmente l’Anas Spa, privatizzata nel 2002, avrà l’esigenza, in tempo di crisi, di contenere i costi. Ragion per cui è possibile che razionalizzare le risorse da una parte e massimizzare i profitti dall’altra l’abbiano indotta a tagliare sulla decespugliazione nei chilometri e chilometri di strade sotto la sua giurisdizione. Il prezzo, come al solito, lo pagano i cittadini e l’ambiente. “E’ falso che il diserbo porti vantaggi in termini anche economici – obietta però Taffetani – perché il diserbante distrugge l’equilibrio di cui abbiamo detto e lascia spazio a nuove specie infestanti che costringeranno da oggi in poi all’uso del glifosate e, contemporanamente, dello sfalcio”. Il consiglio quindi è abbandonare immediatamente la chimica e tornare alla meccanica rimettendo in funzione il decespugliatore o, al limite, “studiare soluzioni naturali, come piantare vegetazione selezionata che non abbia alto fusto”.
Cresce il rischio incendi – Anche perché, in un Paese che del turismo ha fatto una bandiera le cunette giallo ocra “sporcano indelebilmente” il paesaggio che tutto il mondo ci invidia. Molto banalmente, come scritto in un’interrogazione presentata dai consiglieri della Regione Sardegna, Cuccu e Sabatini, “il danno estetico al paesaggio non è da sottovalutare: nella stagione verde non è piacevole percorrere chilometri di strade circondate da innaturali strisce gialle di erba rinsecchita”. Tutto questo senza però dimenticare il rischio incendi: l’erba secca, stopposa, lo sanno anche i bambini ormai, funge da miccia per scatenare i roghi di cui le cronache estive sono tristemente piene. Abbiamo chiesto anche questo all’Anas, ma forse la risposta ce la darà la forestale con il suo quotidiano bollettino degli incendi.

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