La sindone dimenticata.

Forse non tutti sanno che…a  Borgo, nella chiesa di San Francesco, è conservato un decalco dell’originale cui non vengono rivolte le attenzioni che merita. Vista la risonanza mediatica dell’originale, che attrae a se numeri spropositati di pellegrini durante le sue esposizioni, ci sembra doveroso sponsorizzare questa rarità cosi vicina, geograficamente parlando, a noi.

Dal Corriere Adriatico:

Arquata venera la Sindone dimenticata

Arquata La Sacra Sindone attualmente in ostensione a Torino ripropone all’attenzione quella esposta nella chiesa di S. Francesco a Borgo di Arquata che si differenzia da altre riproduzioni per un particolare – che la rende unica e irripetibile – scritto nello spazio fra le due teste dell’Uomo della Sindone: “Extractum ab originali” intendendo cioè che non si tratta di una copia ma di una specie di decalco ottenuto dal sacro telo di lino di Torino.

Al lenzuolo arquatano si legano religione, storia, Santi, incarichi ecclesiastici, prestigiose personalità, legami familiari, attestati ufficiali. Questi ultimi, firmati e controfirmati da notai, attestano che il 4 maggio 1653 nella piazza Castelgrande di Torino alla presenza autorità religiose e civili (la Sindone apparteneva ai Savoia ed era arrivata a Torino da Chambery in onore di S. Carlo Borromeo, omaggio del duca Emanuele Filiberto che nel 1562 aveva trasferito la sua capitale nel capoluogo piemontese lasciando però la Sindone a Chambery) fu esposto il sacro telo sul quale il vescovo e conte di Alba Paolo Brusio (autore del manoscritto) fece combaciare “colle nostre proprie mani” un altro telo (quello di Borgo) su cui restò impressa, con tecniche non rivelate, l’immagine dell’Uomo sindonico.

Una lapide e due dipinti nella stessa chiesa possono spiegare il motivo per cui la reliquia torinese fu riprodotta in modo così speciale e perché il telo-decalco si trova a Borgo. Durante le calamità naturali gli arquatani, devotissimi, portavano in processione la Sindone che fu poi nascosta e ritrovata alcuni decenni fa durante i restauri della chiesa. Oggi è esposta, custodita in totale sicurezza e davanti a essa ardono cento candele, tante quante erano quelle che l’affiancavano nelle processioni. Un tale preziosissimo reperto dovrebbe costituire un polo d’attenzione religioso intorno al quale sviluppare anche studi e ricerche, ma nessuna istituzione locale ha mai operato in tal senso. Evidentemente, sopra la Sindone arquatana si preferisce stendere un altro velo: quello del silenzio.

marcella rossi spadea,

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